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INTRODUZIONE


La pesca in mare dilettantistica è uno degli hobby più divertenti che si possano praticare d'estate, ma anche durante il resto dell'anno (magari estendendo poi i nostri interessi alla pesca in acqua dolce, o, come si dice in gergo, in acque interne). La pesca, infatti, è innanzitutto uno sport, una sfida con le prede e con se stessi (se si pesca da soli), con gli altri pescatori (se si pesca in compagnia) e permette di applicare la propria fantasia alla progettazione personalizzata delle lenze che si intendono utilizzare. 

Per una pesca sportiva o amatoriale di alto livello, cioè ottimale, contanomolto tutta una serie di particolari, che si imparano con l'esperienza. Ad esempio, per pescare un determinato tipo di pesce in un determinato luogo e in determinate condizioni ambientali è naturalmente ideale già a prioriusare un certo tipo di esca e una certa tecnica di pesca, che a sua voltarichiederebbe un certo tipo di attrezzatura ottimizzata per tale tecnica, e così via (d'altra parte, è anche vero che i pesci pescabili in un determinato posto di solito sono di più di un tipo...). Un'eccessiva esasperazione in questo senso, però, non si adatta a un principante, che all'inizio deve imparare soprattutto l'essenza delle varie tecniche di pesca e divertirsi a pescare quanti più pesci possibile con un'attrezzatura polivalente, senza "impazzire" dietro tecnicismi, attrezzature ipersofisticate e costose, nè dover digerire tutto d'un colpo nozioni di ogni tipo che potrà apprendere via via col tempo, come accade in ogni hobby quando, una volta appassionatisi, ci si vuole, a un certo punto, perfezionare. 

In questo sito, dunque, forniremo tutte le informazioni di base e i consigli necessari per iniziare a familiarizzare con la pesca in mare a livello dilettantistico e per ottenere dei risultati concreti nel modo più semplice possibile. Tutte queste nozioni, e l'esperienza che grazie ad esse acquisiremo sul campo, risulteranno utilissime nel caso in cui, in seguito, vorremo dedicarci alla pesca in acqua dolce (laghi, fiumi, torrenti, etc.), per la quale le tecniche di pesca sono più numerose e, in generale, più complesse. 

I principali vantaggi della pesca in mare amatoriale rispetto alla pesca in acqua dolce, in
 effetti, sono la maggiore semplicità e l'assenza di "burocrazia": per la pesca in mare non sono necessarie licenze o permessi di alcun tipo, mentre per la pesca in acque dolci sono necessari una licenza (in pratica, occorre fare un apposito versamento postale di poche decina di euro -- pari alla tassa di concessione regionale -- e che vale come licenza per un anno), un permesso (presso negozi di pesca vicini al posto in cui cin interessa pescare sono in vendiita permessi giornalieri), e inoltre ogni posto in cui pescare, anche nell'ambito di uno stesso Comune, presenta restrizioni di tipo diverso (per quanto riguarda periodi di pesca, lunghezza minima del pescato, suo peso totale, numero di canne utilizzabili, etc.), che se non si rispettanocomportano multe salate grosso modo quanto quelle più comuni del Codice della Strada. L'unico modo di pescare aggirando queste problematiche, dunque, è di pescare in mare, oppure, a pagamento, nei numerosi laghetti di pesca sportiva, presso i quali si acquista un permesso giornaliero di costo irrisorio (circa 1 euro).

 

L'ATTREZZATURA 

L'attrezzatura di base necessaria per iniziare la pesca in mare dilettantistica si compone di un numero relativamente limitato di oggetti. Li illustriamo di seguito uno ad uno, indicando una possibile scelta coerente tra le varie componenti in modo da avere un'attrezzatura economica ma polivalente che possa permettere di usare le varie tecniche di pesca in mare ma anche, eventualmente, in seguito, quelle in acqua dolce. È utile sapere, se si entra in un negozio con l'idea di spendere non più di una certa cifra, che il costo complessivo dell'attrezzatura sarà, grosso modo, così ripartito: canna 40%, mulinello 20%, tutto il resto 40%.

1) Canna da pesca. Ne esistono un'infinità di modelli, al punto da "perdersi" facilmente. Consigliamo una cosiddetta bolognese (cioè "telescopica", da distinguersi dalla "canna fissa", o fiorentina) composta in fibra di carbonio (senz'altro più resistente della vecchia fibra di vetro) di 4 m di lunghezza e circa 90 cm di ingombro da chiusa. Il modello di cui necessitiamo, a differenza, per esempio, delle ben più rigide canne da barca, dovrà essere soprattutto polivalente, e dunque permetterci innanzitutto la pesca col galleggiante (tra l'altro, il galleggiante fisso può esser usato in acque profonde al max fino alla lunghezza della canna usata) e dunque la canna sarà più delicata: il negoziante saprà mostrarvi alcuni modelli con tali specifiche di lunghezza, di materiali e universale, adatta ucioè un po' per tutti i tipi di pesca. Orientatevi, quindi, senz'altro su un ottimo modello di bolognese in fibra di carbonio come quello descritto sopra (costo, ad agosto 2006, di circa 40 euro), che di solito vi permetterà di lanciare senza troppi rischi lenze con piombatura complessiva fino a 2/3 di 50 gr., pari a 32 gr., mentre con pesi maggiori di 50 gr. causereste la rottura dell'attrezzo durante il lancio. Esistono canne più corte, per esempio di 2,4 metri, ma non sono adatte alla pesca con galleggiante, e anche canne più lunghe, di 6 o 7 metri, non sono certo da considersi polivalenti. Inoltre, la lunghezza da chiusa non superiore a 90 cm (contro i 100, 130 o anche più cm di ingombro della maggior parte dei modelli) vi permetterà di trasportare facilmente la vostra canna anche in uno zaino o in una borsa sportiva.

2) Mulinello. Anche qui esistono diversi tipi di modelli, ma un modello economico senza troppe pretese (ad esempio, un Hyperloop 4000FB andrà benissimo) e vi costerà circa 20 euro. Solo se deciderete di praticare in modo frequente (o addirittura sistematico) la pesca a spinning avrete bisogno di un modello di maggior qualità e costo, perché con quel tipo di pesca sarà sottoposto a un'usura finanche 10 volte maggiore; ma scelte del genere si possono tranquillamente rimandare a quando si possiede una maggiore esperienza e si sono provate tutte le varie tecniche. Sulla bobina del mulinello vi verrà messo dal negoziante (lo pagate a parte) un filo a vostra scelta. Per un uso polivalente è consigliabile un cosiddetto monofilo di nylon (per distinguerlo da fili multifibra moderni più costosi e inadatti al principante) da 0,30 mm di diametro. Un filo del genere è in grado di reggere (ovviamente, se privo di usura) un carico di rottura di 10 kg, e quindi potrete avere una certa resistenza all'usura e pescare senza problemi pesci di taglia medio-piccola, mentre potreste perdere la preda se ad esempio pescate con un filo molto usurato un pesce medio-grosso da una barca e avete pura poca esperienza nel recupero. Il vantaggio nell'usare un filo di tale diametro è che sulla bobina del mulinello potrete farvi avvolgere circa 200 m di filo, che andrà benone per qualsiasi tipo di pesca.
f g h l m n o p
3) Fili. Per usare una canna de pesca sono necessari due monofili di nylon: uno è quello di cui abbiamo già parlato, che costituisce la cosiddetta lenza madre, e l'altro è quello che costituisce la parte finale della lenza, la cosiddetta lenza finale o semplicemente il "finale". Per quanto riguarda la lenza madre, sarà bene dotarsi di 1-2 bobine di monofilo di ricambio (5-7 euro di costo ciascuna), e dunque con le stesse specifiche di quello montato (nel nostro caso, 0,30 mm di diametro e 200 m di lunghezza). Queste bobine di filo possono essere utilizzate anche per realizzare delle lenze per praticare la pesca a bolentino a mano, cioè senza canna, per esempio da una barca, da un porticciolo, etc. Per la lenza finale, sulla quale si troveranno gli ami e i vari piombi e pallini, galleggianti, etc. specifici del tipo di pesca praticato, si usa un filo più sottile di quello della lenza madre. Per realizzare svariati finali da attaccare e staccare comodamente dalla lenza madre e adatti per i vari tipi di pesca che ci interessano, consiglio l'acquisto di una classica bobina di 50 m di filo da 0,14 mm di diametro: questo filo, che ha un carico di rottura di 2 kg, sufficientemente sottile da non essere visto dai pesci, è adatto per la cattura senza rotture di pesci piccoli e medio-piccoli (si tenga presente che in Italia difficilmente sono pescabili dalla costa pesci più pesanti di 1,5 kg, diverso è il discorso in barca). 

4) Ami. Ne esistono di vari tipi, sia per quanto riguarda le dimensioni che la forma, anche se per quanto riguarda quest'ultima a livello dilettantistico la scelta è sostanzialmente soggettiva. Sono classificati tramite un numero che va da 1 (l'amo più grande) al 26-28 (gli ami più piccoli), per cui non vi è una relazione diretta tra questo numero e le dimensioni in mm. Per il principiante e per un'attrezzatura polivalente come la nostra andrà benissimo un 14 a gambo lungo (lo sceglieremo, come forma, con lati paralleli, che in questa misura sono distanti 4 mm), mentre è il caso lasciare gli ami molto grandi e quelli molto piccoli esclusivamente agli esperti. Una confezione contiene una decina di ami della dimensione scelta, per cui ve ne saranno utili almeno un paio. Si badi di acquistare ami già col filo, perché attaccare un filo a un amo è un'impresa che scoraggerebbe qualsiasi principiante. Il filo che è attaccato all'amo deve essere dello spessore del finale che intendiamo utilizzare, come possiamo verificare facilmente leggendo il suo diametro sulla confezione (nel nostro caso, quindi, deve esere di 0,14 mm). Oltre agli ami, è indispensabile un cosiddetto slamatore, un attrezzo d'aiuto nel togliere l'amo dal pesce una volta che lo abbiamo tra le mani. In particolare, lo slamatore permette di recare il minor danno possibile al pesce, permettendoci così di liberarlo in buone condizioni nel caso si tratti di una pesca sportiva o qualora la giornata di pesca si riveli poco proficua. Quando l'amo è particolarmente difficile da togliere senza far gravi danni al pesce, è preferibile tagliare il filo e lasciarlo dov'è.

5) Girelle. Per collegare fra loro spezzoni di filo di nylon, gli ami alla lenza finale, la lenza madre con quella finale, e così via si usano le cosiddette girelle, che sono piccolissimi cilindretti con due occhielli alle loro estremità. Per iniziare ce ne serviranno almeno 3 confezioni contenenti una dozzina di girelle semplici (costo: circa 1 euro la confezione). Un size 18 ci va bene, per questo tipo di girelle, specie se vogliamo fare a meno, per realizzare le nostre lenze, di girelle più complesse, come ad esempio le girelle tripleche lasciamo agli esperti. Oltre a queste, avremo bisogno di altrettante girelle con moschettone (stesse dimensioni o max size 14), che, come si intuisce dalla parola stessa, da un lato hanno un piccolo moschettone al posto dell'occhiello. Quindi, in pratica alla fine della nostra lenza madre si può mettere una girella semplice e poi attaccarvi, attraverso il moschettone delle girelle con moschettone, la lenza finale che avremo approntato per quel determinato tipo di pesca che ci interessa in quel momento; e qualcosa di simile si può fare per attaccare altre parti del finale fra loro. Oltre a tutto ciò, acquisteremo anche dei gommini salvanodi morbidi e trasparenti (da 4 mm), che servono a evitare che i nodi possano inopinatamente sciogliersi, soprattutto... sul più bello! 

6) Piombi. Sono, essenzialmente, di tre tipi: (1) i piombi (veri e propri), piuttosto pesanti (20-100 gr. e anche oltre), a forma di olivina, usati per la pesca da fondo e montati alla fine della lenza finale; (2) le torpille, piombi leggeri (0,5-18 gr.), di forma più affusolata, usati lungo la lenza finale nella pesca con galleggianti fissi oscorrevoli(3) i pallini spaccati, che vengono fissati alla lenza finale stringendoli con una pinzetta e che sono indispensabili nella pesca col galleggiante. Consigliamo l'acquisto di una scatola di piombi di varie misure e di una di pallini spaccati di varie misure, nonché di alcune torpille, tenendo presente che per un comunegalleggiante fisso di 3 gr. e lungo una ventina di cm di solito una torpilla da 1 gr oppure, meglio, due pallini spaccati (uno di 0,50 gr. e 0,25 gr.) ci dovrebbero permettere di tarare il galleggiante alla perfezione. Tra i piombi più utili, specie se vogliamo comprarli sfusi, segnaliamo quelli da 20 gr. e da 30 gr.. I piombi più pesanti (50 gr. o 100 gr.) potranno essere usati per la pesca al bolentino a mano e/o per realizzare una semplice "sonda" che permetta di misurare con precisione la profondità dell'acqua in cui si calerà la lenza. Ricordarsi di non utilizzare una piombatura maggiore di 2/3 di quella che la lenza è in grado di lanciare senza rompersi, dichiarata dal costruttore con un numero del tipo "10-50", a indicare i pesi minimo (10 gr.) e massimo (50 gr.) lanciabili a piena potenza (dunque noi dovremo usare piombi non più pesanti di 2/3 di 50 gr., cioè di 30 gr.).

7) Galleggianti. Per la pesca in mare ne esistono, fondamentalmente, tre categorie: (1) i galleggianti fissi, che sono quelli che nell'immaginario collettivo abbiamo in mente quando pensiamo a un galleggiante, e che, se sono nella classica forma "a goccia rovesciata", sono correttamente "tarati" con torpille e pallini spaccati quando a mare calmo fuoriesce solo l'antenna di segnalazione e una piccola parte del corpo; (2) i galleggianti scorrevoli, che sono simili ma il filo può scorrere nei due anelli presenti (non è fissato con due piombini all'unico anello presente come nel galleggiante fisso), e si usano per pescare in acque più profonde della lunghezza della canna utilizzata, in quanto in tal caso il finale col galleggiante fisso sarebbe troppo lungo per poter essere lanciato con tale canna; (3) i galleggianti piombati, adatti per la pesca a distanze maggiori di 30 m, e solitamente di forma sferica (una forma che nei galleggianti è adatta in presenza di moto ondoso sostenuto e irregolare), e che, essendo già piombati non necessitano di taratura. Poiché i galleggianti scorrevoli sono poco adatti per il principiante, consigliamo l'acquisto di 2-3 galleggianti fissi a goccia rovesciata di 2-3 gr. e 20 cm circa di lunghezza e di 1-2 piombati a sfera di 6 gr. Scegliere il colore dei galleggianti in base alle condizioni di luce: nero e rosso scuro (nella parte emersa) da usare in condizioni di scarsa luminosità, gialli o bianchi in presenza di Sole o di acqua che riflette oggetti scuri, oppure di colori misti.

8) Esche artificiali. Utilizzate nella pesca a spinning, sono di numerosi tipi, sia come funzionamento e utilizzo, sia per quanti riguarda i materiali. Tra le più interessanti ed usate vi sono sicuramente i minnow, che sono dei pescioloni finti con paletta direzionale. Ne esistono di galleggianti (che però affondano se recuperati) e sommersi, dunque non si muovono in superficie. Prettamente di superficie, invece, sono i popper, pesci artificiali tondeggianti o affusolati che producono un rumoroso spruzzo quando vengono richiamati a scatti. I minnow danno il meglio di sé quando in mare c'è schiuma, mentre i popper sono in genere da preferire con mare calmo o poco mosso. Poiché il costo di queste esche è relativamente alto (si può arrivare quasi a 10 euro), e poiché in molti casi i pesci finti hanno bisogno di lavorare molto affondati, al principiante assoluto consigliamo solo l'acquisto di un minnow di 5 cm di lunghezza, tanto per provare a pescare con la tecnica dello spinning. Entrambi questi due tipi di pesci finti sono in legno di balsa o in plastica, ma esistono anche artificiali metallici e altri in gomma; inoltre le esche artificiali non comprendono solo pesci finti, tuttavia questi ultimi risultano di gran lunga più efficaci, soprattutti quelli della casa finlandese Rapala. Infatti, i pesci finti sono ottime riproduzioni di pesci veri, e alla velocità giusta rappresentano un forte richiamo per quasi tutti i predatori. Nella scelta, anche i colori con cui sono realizzati hanno la loro importanza: il più efficace in assoluto risulta certamente essere  il bianco-rosso, seguono il color maccarello, il bianco-celeste e, infine, il bianco-nero.

9) Varie. La maggior parte degli oggetti che abbiamo finora descritto possono essere riposti in una cassettatrasportabile tipo quella in cui riponiamo gli attrezzi da lavoro. Tra gli oggetti sicuramente indispensabili di cui non abbiamo parlato vi sono un paio di forbicine (utile per preparare nuove lenze e altro), una pinzetta (per stringere i piombini), un paio di guanti da lavoro (per tenere i pesci dotati di aculei durante l'estrazione dell'amo, o slamatura). Serve inoltre un guadino, cioè un grosso retino con manico che permette di estrarre dall'acqua il pesce pescato, specie se pesante, un secchio o altro contenitore in cui riporre in acqua i pesci (possibilmente ancora vivi) e un barattolino per tenervi le esche acquistate o quelle procuratisi sul posto (di solito, vermi). Vi sono poi tutta una serie di accessori non indispensabili per il principiante alle prime uscite (come, ad esempio, il reggicanna che si infila nella sabbia, il campanellino o altro avvisatore per la pesca col galleggiante, la fionda per gettare in mare delle "pasture" con cui attirare i pesci in zona, certidispositivi luminosi attira-pesci per la pesca notturna, etc.) sui quali pertanto non ci soffermeremo. Inoltre, volutamente, in quanto non indispensabili per chi inizia e per contenere al massimo i costi, non abbiamo incluso in questa lista una vasta varietà di oggetti (ami, piombi, galleggianti ed esche artificiali di vario tipo e misure), canna in più e/o mulinello di scorta, etc.: tutte cose che ci si procurerà, eventualmente, col tempo.

 

LE TECNICHE DI PESCA

Le tecniche di pesca in mare dilettantistica sono, essenzialmente, tre:

1)  La pesca a bolentino. Si tratta di una pesca a fondo leggera, una tecnica molto diffusa che permette di portare la lenza finale (e quindi gli ami) in prossimità del fondo usando un piombo di un certo peso (da 20 a 80 gr., a seconda della distanza che si vuole raggiungere e ricordando che il peso non deve essere superiore ai 2/3 della potenza di lancio max della propria canna). Serve per insidiare i pesci che vivono sul fondo, anche se nei mari italiani la pesca che risulta più vincente è quella a galla (soprattutto quella col galleggiante), che insidia i pesci di superficie. È una tecnica di pesca che non è selettiva di particolari specie e che non esclude lacattura di prede importanti. Si può praticare in porti e porticcioli, su coste rocciose alte o basse con qualsiasi fondale, in spiaggia; ma il suo grosso limite è che il piombo e gli ami si incagliano spesso sul fondale, per cui occorre avere dei finali (e magari una bobina per mulinello) di ricambio. Può essere ottimamente praticata sia a mano (cioè senza canna, per esempio da una barca) sia, solitamente, con una canna bolognese di azione medio rigida di lunghezza compresa fra 3,5 e 4,5 m. Il resto dell'attrezzatura comprende monofili di diametro variabile tra 0,18 e 0,40 per la lenza madre e tra 0,12 e 0,25 per quella finale, ami a gambo lungo compresi tra l'8 e il 16. Tra le esche più utilizzate vi sono vermi, gamberi interi o a pezzi, cozze, paguri.

La lenza finale, in questa tecnica di pesca, si può preparare sistemando un piombo alla fine della lenza stessa, per cui gli ami si troveranno al di sopra: questa disposizione minimizza le probabilità di incaglio nel recupero. È consigliabile legare il piombo al resto del finale con un monofilo più sottile di quello usato nel finale (consigliamo uno 0,12 mm di diametro contro i classici 0,14 mm del resto del finale), in modo che in caso di incaglio si perderà solo il piombo, salvando il resto della lenza. Diamo qualche misura indicativa per la realizzazione pratica della lenza finale, ma non si tratta di valori rigidi. Circa 40 cm sopra il piombo si può attaccare (tramite girella e girella con moschettone) il filo, lungo 25 cm almeno (specie se il pesce è diffidente), con il primo amo. Circa 60-70 cm più sopra si può attaccare uno spezzone di 25-40 cm con amo, e se ne può mettere un terzo 60-70 cm più sopra ancora. Perciò avremo un finale lungo 1,6-1,8 m con tre ami (quindi possiamo scegliere, ad esempio, di usare un amo più piccolo vicino al piombo e due più grandi sopra), di cui il più alto si troverà al massimo a 1,40-1,60 m dal fondo. Alcuni esperti a volte mettono ilpiombo sopra l'amo finale (fermato da una girella e un salvanodo frapposto fra girella e piombo) per dare maggiore libertà di movimento all'amo, ma questa disposizione è più complessa da realizzare a dovere, e presenta maggiori possibilità di incaglio della lenza, oltre a essere poco adatta in caso di presenza di alghe.


2) La pesca col galleggiante. È la pesca a galla più diffusa e naturalmente deve il suo nome al fatto che usa il galleggiante (fisso, scorrevole o piombato), che serve a segnalare l'abboccata del pesce con un affondamento o sussulti vari e a sostenere l'esca alla profondità desiderata. Insidia soprattutto i pesci di superficie e quelli che vivono a mezz'acqua ma, se si conosce bene la profondità dell'acqua (donde la necessità di una sonda di filo e piombo), si possono teoricamente raggiungere anche i pesci che vivono sul fondo. Si tenga presente, però, che le prede più pregiate non stazionano e non si cibano a profondità inferiori a 1,5-2 m dal pelo dell'acqua. Questa tecnica può essere ottimamente praticata con una canna di 3,9-4,5 m, che è abbastanza robusta da permettere il lancio di galleggianti piombati, usati per pescare a distanze maggiori di 30 m: con un galleggiante fisso di 3-4 gr. è molto arduo arrivare a più di 20-25 m da riva. Completano l'attrezzatura torpille e piombini spaccati, oltre ovviamente ai galleggianti dei tre tipi esistenti (se fissi, di grammatura compresa tra 1,5 e 3 gr.; se scorrevoli, di peso compreso tra 2 e 6 gr.), ai monofili (per il finale di diametro 0,12-0,14 in caso di mare calmo e 0,16-0,18 in caso di mare mosso) e agli ami (di solito tra il 10 e il 19 e, volendo fare i raffinati, di forma scelta in base all'esca usata e al pesce da insidiare). Si noti che anche un pesce di 1 kg di peso, se trova un galleggiante fisso di più di 4 gr., può incontrare in tale galleggiante una resistenza troppo elevata nel portarlo sott'acqua, e dunque probabilmente risputerà fuori l'esca prima di darci il tempo di "ferrare", cioè di strattonare verso di noi la canna ai primi segni di abbocco per favorire l' "allamata" del pesce.

Non esiste una lenza finale universale nella pesca col galleggiante: essa dipenderà da tutta una serie di fattori, come tipo di pesce cercato, condizioni del mare (calmo o mosso), meteorologiche (con o senza vento), profondità a cui staziona il pesce. etc. Una lenza finale generale ed efficiente è comunque costituita da un galleggiante fisso (tale perché posto tra due piombini spezzati vicini) da cui si diparte uno spezzone di 1-2 m da 0,14 mm di diametro lungo cui sono fissati, verso la sua parte terminale, o solo diversi piombini spezzati grandi e piccoli (equispaziati di alcuni cm oppure, meglio ancora, "a scalare" nella distanza reciproca man mano che si procede verso il fondo), oppure 1 torpilla preceduta da alcuni piccoli piombini spezzati (per un peso complessivo determinato dall'operazione di "taratura del galleggiante"); da quel punto della lenza finale, in entrambi i casi, si dipartono 2 spezzoni da 0,12 mm di diametro con altrettanti ami (compresi tra il 14 e il 19); uno lungo 35 cm e l'altro 50 cm. Si noti che, delle due possibilità proposte, la lenza finale con la torpilla entra più velocemente in pesca, per cui risulta indicata nelle competizioni sportive e quando il pesce tende a mangiare senza diffidenza. Con il galleggiante scorrevole la costruzione è simile, solo che esso deve poter scorrere sulla lenza madre fermandosi alla profondità voluta grazie alla presenza di un nodino fatto di cotone o in gomma, e che potremo spostare facilmente al punto voluto. Col galleggiante piombato, invece, la piombatura è nel galleggiante stesso, per cui metteremo solo piccoli pallini spezzati (p.es, da 0,2 gr.) al posto di torpilla e/o pallini grandi, con il compito di far stendere la lenza una volta in acqua. 


3) La pesca a spinningAltra tecnica di pesca a galla, che prevede il continuo lancio e recupero di esche artificiali (il termine fa riferimento al continuo movimento rotatorio del mulinello). La principale differenza rispetto alla pesca col galleggiante è che, in generale, risulta poco redditizia, soprattutto in termini di numeri di pesci pescati; ma permette di catturare pesci di interessante grandezza, il che in situazioni favorevoli (per esempio, al largo in barca, o nei pochissimi "punti caldi" per questo tipo di pesca presenti sulle coste italiane), può compensare ampiamente se si guarda al peso complessivo del pescato. Tuttavia si tratta di un tipo di pesca più tecnico, molto dinamico (mai come con questa tecnica siamo noi ad andare in cerca del pesce!) e particolarmente usurante per l'attrezzatura, soprattutto per il mulinello: in 4 ore di pesca col galleggiante o a bolentino faremo circa 30 lanci e altrettanti recuperi (in media, uno ogni 12 minuti), mentre nella pesca aspinning nello stesso arco di 4 ore il numero di lanci sale a ben 300! Quindi, occorrono un mulinello di buona qualità e una certa quantità di esche, in modo da provarne un nuovo tipo dopo una decina di insuccessi consecutivi. L'attrezzatura è costituita dalla bolognese con mulinello e da esche artificiali, in genere finti pesciolini di forma allungata e fusiforme, tale cioè da assomigliare alle prede più diffuse nell'ambiente marino: sarde e alici. Ledimensioni consigliate sono quelle medio-piccole: dai 3 ai 7 cm. 

Nella lenza per la pesca a spinning, l'esca artificiale viene attaccata (specie se si pesca dalla barca, dove la probabilità di prendere pesci più grandi è maggiore e, al tempo stesso, non vi sono pericoli di incaglio), direttamente alla lenza madre, senza bisogno di altro: stesso il proprio peso farà affondare l'esca quel tanto che serve. Non servono lanci lunghissimi (spesso bastano 15-20 m o poco più), ma talvolta qualche metro in più può fare la differenza. L'esca va recuperata, alternativamente, qualche volta con andamento regolare (ricordando che un pesce risulta "credibile" con velocità di 3,5-4 nodi) e in qualche altro lancio in modo irregolare, a strappi, con continui stop, ripartenze e cambi di direzione impartiti con la punta della lenza. Con acque profonde la canna dovrà essere tenuta bassa, mentre se si vuole che l'esca lavori più in superficie (ad es., per evitare incagli) dovremo tenere la canna alta. Tuttavia nell'ultima parte del recupero la punta della canna dovrebbe comunque essere tenuta bassa per non costringere l'esca artificiale a un nuoto non corretto: spesso, infatti, l'attacco della nostra preda all'esca avviene proprio in prossimità della riva, ragion per cui conviene anche prolungare al massimo l'uscita dell'esca dall'acqua con saliscendi, cadute a foglia morta verso il fondo, risalite improvvise, colpetti con la canna, ripartenze brucianti e quant'altro.

 

CONSIGLI VARI

Come si pesca. Occorre attendere la mangiata del pesce, che in genere si verificherà con delle timide toccate all'inizio seguite da una violenta tirata. A quel punto dovremo essere rapidi nel "ferrare", cioè nello strattonare verso di noi la canna per favorire l'allamata prima che il pesce abbia la possibilità di intanarsi, rendendo più difficile il suo recupero. Nella pesca a bolentino, se peschiamo dalla spiaggia o su un fondale misto o sabbioso, nell'attesa che il pesce abbocchi conviene spostare il finale effettuando piccoli recuperi distanziati per attirare l'attenzione dei pesci in zona, specie se esiste della vegetazione sul fondale; se peschiamo in un porto o su un fondale roccioso, non dobbiamo spostare il finale per evitare di incagliare e prima di recuperare la lenza iniziare con una ferrata. Dopo un certo tempo dovremo comunque recuperare perché le esche saranno state, molto probabilmente, mangiate. Nella pesca col galleggiante, dobbiamo attirare i pesci (evitando però di saziarli) con la cosiddetta "pasturazione", cioè lanciando almeno 3 grosse palle di pastura a una distanza dalla costa pari alla metà e ai 2/3 della distanza massima raggiungibile dagli ami, aiutandoci magari con una fionda in questa operazione. Misurata poi la profondità del fondale con una sonda in piombo attaccata alla nostra canna da pesca,inneschiamo l'esca sugli ami e cominciamo a fare dei lanci di prova cominciando da pochi centimetri dal fondo e alzando via via l'altezza degli ami rispetto al galleggiante fino a trovare laprofondità ottimale a cui staziona il pesce.

Dove si pesca.
 Occorre cercare luoghi che permettano di avere a poca distanza da noi delle profondità adeguate (almeno 1,5-2 metri a max 20 metri dalla riva), perché le prede più pregiate non stazionano né mangiano a profondità inferiori. Dunque quasi da escludere le spiagge esclusivamente sabbiose per la scarsa profondità, mentre un buon scenario di pesca è costituito dai moli artificiali dei porti, dalle insenature vicino ai centri portuali e dalle scogliere, per quanto talvolta pericolose. Occorre inoltre evitare, da un parte, di pescare con o vicino a cricche numerose e chiassose (nella pesca sono fondamentali il silenzio e il mimetismo) e, dall'altra, una pesca statica, errore molto comune nei neofiti. I punti buoni (i cosiddetti hot s
pots, o "zone calde") per la pesca, soprattutto per quella a spinning, in Italia sono davvero pochi. Non è produttivo, in genere, insistere sempre nello stesso posto, a meno che non si vedano segnali positivi, come toccate, bollicine o altro. Esistono delle zone in cui le catture si effettuano nel 90% dei casi negli stessi (pochi) posti, mentre nei restanti le catture sono rare ed occasionali. Possiamo trovare più facilmente buoni posti attraverso un attento sopralluogo o guardando dove si recano gli altri pescatori e poi spostandoci lungo la riva. Tra i luoghi favorevoli, ad esempio, vi sono in genere quelli in cui c'è un improvviso dislivello di profondità (lo si vede dal colore diverso del mare), determinati giochi di correnti, abbondanza di pesce foraggio (come si ha sul lato di un insenatura verso cui il vento soffia, spingendovi quindi piccoli nutrienti), minor presenza di natanti, eccetera.

Ami ed esche. Spesso sono le prede minori a salvarci dai "cappotti": infatti, più grosso è l'obiettivo della nostra battuta di pesca, maggiore sarà la probabilità di insuccesso. 
Pensando alle specie ittiche presenti nelle acque a noi limitrofe, ci si rende subito conto che le dimensioni delle nostre probabili prede non saranno spropositate: le prede più ambite e di maggiore stazza sono sicuramente la spigola, il cefalo e il sarago, ma è difficile prendere all'amo esemplari superiori al chilo e ½ (anche se non mancano segnalazioni di spigole di più di 3 kg di stazza: ma l'incontro con questi mostri da costa è molto raro). D'altra parte, è chiaro che pescare una grossa preda dà una soddisfazione molto maggiore. Pertanto, di ami dovremo averne un po’ di tutte le misure a partire dal 22 per piccoli pesci fino ad arrivare a un 10/12 e anche meno per l’innesco di esche voluminose come more, grossi vermi, gatoss, ciliegie. Per quanto riguarda le esche, ogni pesce ha le sue preferite, che in pratica coincidono con quelle che riescono a procurarsi da soli. Pertanto, nella pesca col galleggiante se vogliamo pescare saraghi e orate, sarà preferibile utilizzare la cozza essendo un alimento naturale di queste specie, mentre se ci accorgiamo che nella zona il fondale è misto presentando scogli e chiazze di sabbia, sarà preferibile utilizzare i gamberetti che sicuramente sono presenti in tale ambiente. Se vogliamo, invece, pescare dei predatori come ad es. le spigole, allora siamo costretti ad utilizzare esche vive come bigattini, cefalotti o piccole boghe vive. Caso a parte è costituito dai cefali, che invece gradiscono molto la sarda e varie pastelle. Nella pesca a bolentino le esche più utilizzate sono gli anellidi (in particolare muriddu, tremolina, saltarello e soprattutto il verme di scoglio o nostrano), il gambero innescato intero o a pezzi, la cozza, il paguro, l'oloturia il totano o il calamaro a strisce.

 

fonte: http://www.sbalordiscienza.it/pesca_in_mare/